venerdì 2 agosto 2013

Pagelle, Pollio Team – Deia 4-4

Pagelle fornite da un telecronista di Piano34 dopo che la scientifica ha analizzato invano le memorie di Francesco Saverio Gargiulo e Giovanni Masturzo trovandoci solo alcuni ricordi della comunione e di un battesimo a Fregene. 

Pollio Team

Stefano 7: indispensabile nel disegno tattico polliano fa da stella polare ai suoi compagni. Quando la palla è tra i suoi piedi il tempo pare congelarsi; la sua visione di gioco farebbe impallidire uno stratega come Scipione l’Africano. Da cineteca il gol di pene. Geniale.

Omar 6.5: fiorettista dallo spirito bellico è il solito armonioso connubio tra classe e quantità. Perfettamente in palla eppur ancora timoroso nell’adoperare le sue celeberrime bordate dalla distanza. Virtuoso.

Amico di Massimo 6.5: acquistato nel pomeriggio a suon di petroldollari, e presentato in fretta e furia su uno yacht arenato sulla battigia dell’alimuri, il ragazzaccio dallo sguardo western si piazza al centro delle difesa arginando gli affondi degli indiani deiani. Tignoso.

Massimo6.5: comincia in sordina poi, prese le misure, sguscia come Alberto Tomba tra le maglie deiane. Vince ogni rimpallo costringendo la scienza a rivedere alcuni principi sul magnetismo. Caparbio.

Nello6: nella prima frazione di tempo va incaponendosi in sortite solitarie da eremita tibetano. Dopo l’intervallo è un altro Nello: quadrato ma travolgente. Ostico.

Pettorali di Nello10: oleosi come una frittura di mare fanno capolino poco prima del fischio d’inizio donando valore a una, se no banale, maglia del Celtic prestatagli da Sergio. In giornata la casacca è stata battuta all’asta per 450.000 dollari. Rinascimentali.

Deia

Ciccio7: ci ha abituato a tocchi raffinati e lanci geometrici. Questa volta accantona il pennello e sfodera una testardaggine da noir americano; prima una zuccata da veterano d’aria di rigore poi la rete del pareggio siglata sfruttando tutto ciò che Madre Natura gli ha offerto, ovvero un paio di natiche rimbalzine. Paranormale.  

Sergio7: unico con i sessanta minuti nelle gambe dona un fondamentale contributo ai primi 10 minuti di grande calcio palesato dalla deia. Quando gli amici lo abbandonano afferra, impavido, il timone della nave ricordando ai giornalisti che di Schettino a Meta ce n’è uno solo.  

Tonino6.5: sigla il 2-0 col fiuto di un cane da tartufo. Appagato dal momento di celebrità sveste i panni del mangiafuoco e indossa quelli più logori dello spaesato burattino. Collodiano.  

Giovannino 6.5: parte alla grande dispensando assist e giocate creative. Poi il jet-lag del volo da Pioppaino trasforma il predatore dell’Annunziatella in una carcassa inanimata. Rivedibile.

Aldo6: il ritorno del figliol prodigo è accolto da un boato dello stadio che lo invita nel pre-partita a una corsetta sotto la curva Roccocò; la sua partita è tutta in quel giro di campo celebrativo. Quando l’arbitro fischia l’inizio l’ossigeno ha già smesso da un pezzo di fluttuare nel corpo del baluardo di via Bagnulo. Gli amici vorrebbero coinvolgerlo nella manovra offensiva ma lui, servendosi del suo rinomato aplomb, li manda letteralmente a fanculo. Ferino.  

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