E’ cominciato tutto per caso. L’antica amicizia con mister Ciccio, la militanza comune negli allievi del Rio Platanense, e quell’incontro fortuito in Posta all’inizio di luglio. Cosa fai, cosa non fai. E’ martedì e la Deia è in cerca di un elemento per la partita della sera. E’ solo un attimo e l’accordo è fatto, la sera stessa Christian indossa la casacca rossa ed esordisce nella Deia Soccer; non ne uscirà più. Le gambe sono ancora imballate ed il fisico non certo da nuotatore, ma il coriaceo centrocampista mostra già polmoni invidiabili e cuore da vendere. Mr. Ciccio lo mette sotto contratto per tutta la stagione, facendone uno dei pilastri della Deia versione estiva. Il rendimento del Gattuso dagli occhi di ghiaccio aumenta settimana dopo settimana così come la fiducia e l’affetto dei nuovi compagni; professionista esemplare, da Christian mai una parola fuori posto e sempre un sorriso per tutti, tranne che per un vivace battibecco con Giggino, che tra l’altro fece aumentarne la stima tra i compagni. Sono passati due mesi, 6 presenze e 3 gol. Ma non sono certo i numeri ad indicare quanto Christian Russo, eclettico centrocampista carottese, abbia significato per la Deia Soccer in questa calda e lunga estate di sport. L'ufficialità dopo la roboante vittoria di domenica, quando il ragazzaccio di Via Dei Platani si dannava per rincorrere i compagni; gli ultimi abbracci, stanchi ma felici, e quel velo di tristezza per un addio annunciato, ma che non per questo fa meno male. E' il Dio Pallone, che cementifica le amicizie col solo sudore asperso su una maglia, quando sai che alla fine mancano pochi attimi e c'è ancora un gol da rimontare, ma sai di non essere solo, di avere un obiettivo, quel gol, e di avere dei compagni al tuo fianco, in trincea, con lo stesso pensiero fisso e la stessa lama negli occhi. Allora lo fai anche per loro, riconquistare il pallone ed involarsi verso il portiere avversario, e ancora, e per sempre, come in un eterno replay, saltare l'ultimo ostacolo e depositare la palla nella porta rimasta vuota. Il silenzio è un istante rimasto sospeso, prima che le mani e le facce degli altri ti siano addosso, e tutto il rosso dei compagni ti stordisce a tal punto che a stento riconosci la sirena di fine partita. E' il Dio Pallone, che poche giornate dopo ti fa ritrovare in un’accecante stazione ferroviaria a far finta di nulla, in realtà diviso tra la voglia di restar ed il bisogno di andarsene via. Quando un tintinnio elettrico annnuncia l'arrivo del treno un terrore folle si fa spazio in te, e tra le persone che si accalcano per il migliore dei posti non puoi far altro che accovacciarti ed aprire la valigia, con la disperazione di chi cerca qualcosa che all'improvviso sei sicuro di aver dimenticato; prima una manica, poi il colletto, ma alla fine tra il grigio dei maglioni e dei pantaloni che hai recuperato per l'inverno romano si fa luce la rossa casacca deiana, quella che per prima hai messo dentro, e che per ultima tirerai fuori, quando sarai altrove.
Pelle d'oca... :(
RispondiEliminabellissimo ...oltre la rivalità con stima.
RispondiEliminarabbrividisco
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